
E io insistevo: sì, sì, sei stato tu, caro mio, che ti sei inventato gli animali che si mangiano tra loro, il cancro, la dinamite, e i falli brutti che si strofinano nei culi e nelle fiche! Fossi in te non ci dormirei la notte. Ma no, mi rintuzzava Domineddio, io che c’entro? Guarda, te lo dico, sarà stato sicuramente il dimònio. Ma che dimònio e dimònio, gli rispondevo io, sei stato tu! Domineddio allora sbirciava in basso, come preso da un pensiero e poi, rialzando gli occhi, mi diceva: ma mi pare strano, io sono buono, ho ritagliato le ali alle farfalle,




Ma lascia stare, sei stato tu, insistevo. Allora a un certo punto diventava tutto rosso di collera e mi faceva: ma ché!? Ora tu giudichi me? Sono io che giudico te, hai capito, carino? Io col mio grosso indicione ti schiaccio contro il muro, piccolo omuncolo partorito da un mio brufolo stuzzicato per noia! La paura che mi fece, non vi dico. Va bene, va bene, gli dicevo, è tutto giusto quello che hai fatto, non ti scaldare, paparino! Con che occhi dardeggianti mi guardava!

Io per rabbonirlo Gli ricambiavo sguardi di simpatia, e alla fine si è calmato il patriarcone. Ma la notte lo sento che si lamenta e che sibila la sua frustrazione, che dice di essere un fallito e un incompetente, persino un impostore. Tutto bene? Gli chiedo allora, illuminando al lucore fioco della mia candela il suo volto scavato dal dispiacere. Sì, sì, mi dice, torna a letto, va tutto bene, lasciami solo.

Testo e disegni di Dario Faggella © 2025